21/09/12

Recensione: Furusato Japan - Le voci della nostra infanzia

Furusato Japan
ふるさと-JAPAN Furusato Japan
Akio Nishizawa
Giappone, 2007

1956, Kiba (periferia di Tokyo). Una classe di studenti delle elementari, dopo l’arrivo di una nuova insegnante di musica e di un’alunna trasferitasi da Kobe, decide di partecipare alla competizione annuale di cori scolastici.
Tra la nuova allieva, Shizu, e il brillante Akira, capoclasse e bravo studente, si instaura presto un tenero sentimento di affetto. A causa di una ragazzata compiuta proprio da Akira e dal suo gruppo di amici, però, la classe viene esclusa dalla gara di canto, creando una frattura nel rapporto fra i due.

Un inizio leggero e positivo apre a un seguito in cui il dramma si fa spazio ed entra nella vita dei giovani protagonisti, che comprendono il vero valore della vita e l’importanza di prendersi le proprie responsabilità.



Il Giappone del dopoguerra era una nazione prostrata e dal futuro incerto, in cui la necessità di ammodernarsi si faceva pressante; la voglia di ricominciare parte dai giapponesi stessi, incarnazione dello spirito del ganbaru, parola traducibile come “mettercela tutta, impegnarsi al massimo”. Accanto al desiderio di rinnovamento c’è anche la voglia di recuperare le tradizioni, di ritornare alle radici per non snaturare la propria cultura e lenire le ferite inferte dalla sconfitta all’orgoglio nazionale.

Furusato Japan

Cantare in un coro assume per i ragazzini una valenza particolarmente significativa, legata all’imparare a lavorare insieme e a collaborare con i propri pari, imparando il valore fondamentale della collettività.
In questo contesto si inseriscono le canzoni intonate dai cori di bambini, che non sono semplici melodie, bensì veri e propri inni al Giappone del passato, quello che i giovani nati durante la guerra non conoscono, un luogo idealizzato in cui l’uomo vive in armonia con la natura e i mutamenti stagionali provocano un dolce struggimento a chi, lontano dalla terra natia (furusato, appunto), sogna di potervi tornare presto.

Furusato Japan

Nonostante le tematiche interessanti, il film ha due grossi difetti che lo rendono a tratti stucchevole: la spiccata tendenza di Nishizawa ad aggiungere dramma su dramma – che raggiungerà l’apice con Symphony in August (2009), in cui si calca talmente tanto la mano sulle sfortune della protagonista da raggiungere livelli quasi esilaranti – e la retorica forzata che permea l’intera pellicola.
Furusato Japan rimane comunque un’opera in qualche modo formativa, che permette di cogliere i sentimenti chiave per la nascita di uno Stato moderno, guardando i mutamenti attraverso gli occhi ingenui dei bambini di allora, gli adulti del Nuovo Giappone.
Voto: 6+

14 commenti:

  1. Effettivamente c'è una drammaticità un po' forzata che non è essenziale per ciò che la storia vuole comunicare ma resta cmq un bel film! :)

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    1. La parte che mostra una fase della storia Giapponese mi è piaciuta e l'ho trovata molto interessante, ma il film in sé a tratti mi è parso davvero esagerato.

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  2. Storicamente interessante, in caso lo guarderei per quello perchè la trama non mi esalta.

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    1. Dal punto di vista storico i film su quel periodo mi intrigano sempre molto, e anche questo ha parecchi motivi di interesse.

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    2. Anche me interesserebbe dal punto di vista storico, è comunque una visione diversa da quella che studiamo in occidente.
      Japanimando? Sono curiosa ;) ...però dovrebbero cambiare grafica

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    3. Da noi di certo non si dà tanta importanza ai cori scolastici (che non penso nemmeno siano particolarmente diffusi), l'importanza che hanno avuto in quel contesto è forse unica.
      Japanimando è una webzine per cui scrivo da qualche mese, anche a me non fa impazzire la grafica, ma sono solo una collaboratrice esterna, quindi ce la teniamo così com'è!

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    4. Ma certo, il commento sulla grafica non era mica riferito a te ;)

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    5. Sì sì, è che è un po' un tasto dolente anche per me... :)

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  3. A me invece ispira abbastanza anche la trama.
    Non è raro che nei film giapponesi si esageri un evento rendendolo estremamente tragico. Alle volte il confine tra l'estremamente triste e il quasi ridicolo è davvero sottile (secondo il mio punto di vista). Secondo te è anche questo un fatto culturale? Rispecchia il modo di essere giapponese o è una enfatizzazione per rendere meglio un sentimento?

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    1. Più che esagerare un evento, questo regista più di una volta nei suoi lavori ha aggiunto episodi drammatici per dare pathos a una storia che era già promettente, anche senza buttarla sul dramma pesante. Personalmente sono espedienti che non apprezzo sempre, e che non tutti i registi sanno gestire al meglio.
      Non saprei dire se la propensione giapponese verso la tragedia sia maggiore della nostra, secondo me è più una maniera facile per coinvolgere lo spettatore.

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  4. Io l'ho trovato parecchio interessante, sia per l'ambientazione storica, sia per il modo di reagire dei personaggi. Tra l'altro mi sono piaciuti molto i cori, sia musicalmente, sia come rappresentazione dello spirito di unione (capace persino di superare la distanza e la morte) che ben differisce dall'individualismo spinto a cui l'occidentale medio è abituato ^^

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    1. L'ambientazione mi è piaciuta, e ho apprezzato molto l'approfondimento sul mondo dei cori, che conoscevo pochissimo e trovo molto interessante. La parte musicale è davvero bella, e mi piacerebbe scoprire di più sui canti tradizionali giapponesi. Sullo spirito di gruppo sono sempre un po' ambivalente, perché l'egoismo troppo estremo non lo appoggio, ma nemmeno la rinuncia totale alle proprie ambizioni per il bene del gruppo mi sembra una soluzione ottimale.

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  5. Risposte
    1. Sono curiosa di sapere se ti piacerà o se ti lascerà a tratti perplessa, come è successo a me.

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