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14/10/14

Giorno 2: Monte Takao e un incontro italiano ad Asakusa

Saluto Yokohama senza troppi struggimenti e sul treno che mi riporta a Shibuya penso al da farsi. Ho una lista di alcuni posti che vorrei vedere nella capitale, ma il richiamo della foresta è più forte: si va sul Monte Takao.

Yakuoin

03/10/14

Hitoritabi: in viaggio da sola

Seduta in un localino delizioso a Shimokita, sorseggiando il più buon Cassis Orange di sempre, mi appunto sull’agenda le impressioni di questo viaggio che sta per concludersi. Hitoritabi 一人旅, viaggio in solitaria, per la prima volta in vita mia.

Cassis orange

Dopo aver scritto della tristezza di andare in giro da soli quando non c’è alternativa ho avuto una folgorazione e mi sono detta “Sai cosa? Io ora mi prenoto un bus notturno e la smetto di stare in casa a piagnucolare, che la possibilità di girare il Giappone ora ce l’ho, ma poi chissà”. Tempo due giorni, zaino in spalla e le mie prime scarpe da trekking ai piedi ero in partenza, direzione Tokyo.

17/04/14

Recensione: Lost in translation, (quasi) amore nella metropoli

Lost in translation
Scarlett dentro, la città cattiva fuori
Avevo scritto una recensione del tutto diversa per questo film, ma intanto che la buttavo giù, ripensavo alle immagini e ai gesti, il mio sentire a poco a poco è cambiato e ho dovuto ricominciare da capo. Mentre la yamatologa che è in me scalciava imbizzarrita, la cinefila (parte altrettanto importante e indissolubilmente legata alla prima) razionalizzava e a poco a poco capiva le intenzioni della regista e mi costringeva a darle atto di un paio di cose. Ma partiamo dall'inizio.

24/03/14

Tokyo orizzontale di Laura Imai Messina

Tokyo è davvero una città piena di vita, ma di vita ce n’è troppa e tutta insieme. Milioni di persone tutte concentrate in uno stesso posto che, per quanto grande sia, è sempre e solo uno. L’aria è sempre quella e le cose belle sono anche loro sempre quelle. Sono contate. E si consumano all’istante. Il tempo di afferrarle e sono già svanite.
 
Tokyo OrizzontaleIl mio primo incontro con Tokyo, circa un anno fa, fu molto diverso da come lo immaginavo.  Avevo già vissuto a Kyoto per sei mesi, e quella città immensa era sì Giappone all’ennesima potenza ma comunque, inequivocabilmente, Giappone. L’impatto sarebbe stato certo differente se, arrivando per la prima volta da turista a Narita, fossi sbucata improvvisamente nel caos di Shinjuku e quello fosse stato il mio primo colpo d'occhio sul Sol Levante. La sensazione che mi è rimasta più impressa, invece, è un vago senso di familiarità, che si è acuito nelle mie due visite successive. Tutto era in un certo senso già impresso nella mia memoria, istintivamente sono riuscita a orientarmi subito tra le linee della metro, e ogni luogo che visitavo mi sembrava in qualche modo già noto.

Il celebre incrocio di Shibuya mi lasciò una leggera insoddisfazione, o meglio un senso di sfasamento tra l’aspettativa e la realtà, in tutto simile a quello che provai molti anni or sono davanti a Notre Dame a Parigi: pensavo fosse più grande. Forse erano le persone che risucchiavano coi loro corpi ogni centimetro di spazio. Tuttavia, Shibuya mi ha dato l’impressione di un luogo in cui sentirsi soli, soli veramente, sarebbe estremamente facile. Per Laura (e per la sua protagonista Sara) invece, era proprio il posto in cui andare per sfuggire alla solitudine, per trovare nel contatto coi corpi estranei, pressati contro il proprio, un po’ di quel calore umano di cui è facile sentire la mancanza, a migliaia di chilometri da casa.

24/06/13

Recensione: Kotonoha no Niwa - Il Giardino delle parole

Il Dio del tuono debole riecheggia
Cielo di nubi
Forse verrà la pioggia
Qui con me ti fermerai?

Kotonoha no niwa
言の葉の庭 Kotonoha no Niwa
Makoto Shinkai
Giappone, 2013

Due solitudini nella pioggia. Due persone, ognuna con la propria storia, che si incontrano per caso in un parco. Lei è una giovane donna, lui un adolescente. Forse si sono già visti da qualche parte, comunque non ha importanza.

È il primo giorno della stagione delle piogge e Takao, che sogna di diventare calzolaio, si ripromette di saltare la scuola e trascorrere le mattinate allo Shinjuku Gyoen a disegnare scarpe, a patto che piova. Yukari si siede ogni giorno alla stessa panchina e beve birra mangiando cioccolata.
Giorno dopo giorno, nell'insistente maltempo che in giugno avvolge Tokyo, i due si incontrano e scoprono a poco a poco una spontanea affinità.

Io lo odio, in fondo, Makoto Shinkai. I suoi film odorano sempre in qualche modo di occasione sprecata. Io parto con le migliori intenzioni, giuro, e del resto è facile quando le immagini sono di una bellezza mai vista, ma poi mi aspetto quel guizzo in più nella sceneggiatura che manca ogni volta.
E dire che questa volta c'eri quasi, Makoto. Avevi il mio cuoricino su un piatto d'argento.

25/05/13

Aspettando la stagione delle piogge

In questi giorni ho nostalgia di casa.

Ghibli museum
Ghibli museum
Mi avevano avvertita che a un certo punto della permanenza succede, ma pensavo ingenuamente di aver superato indenne tutti i momenti grigi. Eccola qui, invece, la malinconia che mi fa sognare a occhi aperti i miei portici, l'estate bolognese, le serate all'Hana bi con la brezza che odora di mare. Forse ho fatto un sogno che non ricordo, forse è il pensiero che tanti dei miei amici tra un mese o poco più lasceranno Kyoto.
Forse è perché Paolo domenica è tornato in Italia e questi dodici metri quadri sembrano vuoti come non mai. Non è facile incastrare due persone in uno spazio così angusto, eppure per un po' ho avuto la sensazione che in casa mancasse qualcosa di fondamentale.

Per due settimane e mezzo ho fatto la quasi-turista tra Tokyo, Hiroshima e Miyajima, Nara e i luoghi più celebri di Kyoto. Non c'è bisogno di dire che mostrare a qualcun altro tutti i miei posti preferiti, gli scorci che mi ero appuntata mentalmente per poterli condividere nella luce più bella, ha reso questo maggio uno dei mesi più pieni e intensi da quando sono qui.
Per una volta è stata una vacanza (quasi) senza mappe, e sono stata tanto fiera di me e dei miei cambiamenti di questi mesi. Posso scarpinare fino alla cima del Fushimi-inari senza sforzo, ho domato la bicicletta che ora mi è fedele compagna e soprattutto ho tanti amici coi quali mi rapporto con una naturalezza difficile da immaginare su di me fino a qualche mese fa. Sembrano cose da nulla, ma credo saranno le mie più grandi conquiste nipponiche.

22/02/13

Help! Consigli su Tokyo

Tokyo
source
Ancora una volta ho lasciato passare più di dieci giorni dall'ultimo post, ma le settimane stanno volando, tanto che mi sento quasi addosso l'ansia del ritorno. Mi sembra passato un giorno al massimo da venerdì scorso, ed è già venerdì di nuovo.
Invece di farmi perdonare con un bel post succoso e ricco di foto, stavolta devo chiedervi informazioni: visto che molti dei miei lettori abituali sono stati a Tokyo, ho bisogno di consigli! La mia metà ha finalmente prenotato il volo per venirmi a trovare, e sarà qui in corrispondenza della Golden Week, così da poter visitare la capitale durante la chiusura della mia scuola. Il mio quesito dunque è: se aveste quattro giorni da trascorrere a Tokyo, cosa visitereste? Quali sono i luoghi assolutamente imperdibili, e a quali invece posso rinunciare? In che zona mi consigliate di alloggiare?
Insomma, qualunque informazione utile vi venga in mente, dagli alberghi alle attrazioni turistiche, passando per i ristoranti e i mezzi di trasporto, vi varrà la mia eterna gratitudine!

Dopo questo prometto che arrivano presto post più interessanti, eh!

06/10/11

東京 ですか。それとも、京都ですか。

(ovvero: Tokyo o Kyoto?)

Kyoto
La prima volta che ho seriamente preso in considerazione l'idea di andare a studiare in Giappone per un anno - e ci è voluto non poco per immaginare di farlo sul serio - davo per scontato che sarebbe stato a Tokyo. Tokyo è il centro del mondo, la città in cui puoi trovare tutto e sentirti parte di qualcosa di veramente grande, pur rimanendo una minuscola formichina in una metropoli smisurata. Però è anche una città estremamente costosa, in cui un buco minuscolo in centro ti costa 800€ al mese e se riesci a cavartela in periferia con un po' di meno la differenza la paghi sui trasporti. Il primo punto a sfavore di una scelta ormai compiuta, quindi, è stato che semplicemente non potevo permettermelo. Prima c'è stato lo sconforto, poi la ricerca di soluzioni e la valutazione delle alternative.
E Kyoto mi è apparsa magicamente davanti dal nulla, come se gli altissimi grattacieli della Capitale dell'est me ne avessero impedito finora la visione. Perché mi immaginavo nella dissoluta Edo e non a Heiankyō, sotto il cielo di Hikaru Genji? Non è solo una faccenda economica, in fin dei conti: chi me lo fa fare di pressarmi come una sardina in un vagone della metro stipato, magari con qualche chikan vicino che mi tocca il sedere, quando posso comprare una bici di seconda mano e pedalare dappertutto?
Voglio perdermi tra la pace dei templi e dei santuari, non tra i grattacieli illuminati e i centri commerciali tentatori. Voglio le foglie rosse e i sakura in fiore, voglio essere vicina a Nara e Uji. Non sono fatta per vivere in una metropoli sconfinata, e non voglio saperne di italiani, otaku, figli di papà che vanno a spendere i soldini in vestiti costosi. (E poi sì, mi piace fare l'alternativa.) Io voglio Kyoto.

Quando mi chiedono cosa farò dopo e rispondo che progetto un anno in Giappone è sempre divertente l'espressione, misto di delusione e totale incomprensione, al "Ah, fica Tokyo!", "No, andrò a Kyoto".
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