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02/05/14

Film giapponesi che fanno stare bene

Colonna sonora per la lettura: Summer - Joe Hisaishi

Ci sono giorni in cui non vorrei fare altro che chiudermi in casa al buio, nascondermi sotto al piumone con sufficienti scorte di cibo sparse tutt'intorno, e guardare un film dopo l’altro senza pensare a niente. Quando succede, di solito ci sono tre tipologie di opere che mi aiutano a sentirmi meglio: i feel good movies, quelli capaci di farmi malissimo, oppure film d’azione in cui la gente si dà un sacco di botte, o si spara molto, e in generale i personaggi muoiono come mosche (di solito per questi mi rivolgo a Hong Kong).

Oggi vi parlo della prima categoria: quei lavori che scaldano il cuore riempiendolo di sentimenti positivi, che ho ribattezzato con lo stupido appellativo di “film da sorrisi”. Non si tratta di visioni sdolcinate di un romanticismo patetico e stucchevole, piuttosto di opere nelle quali, nonostante difficoltà più o meno gravi, i protagonisti riescono a trovare una soluzione che li faccia stare meglio con se stessi e col prossimo – non guasta se unito a gag in grado di alleggerire l’atmosfera e donare, nei casi migliori, sonore e ritempranti risate.
Ecco una lista, di certo non definitiva, di film che fanno stare bene:

Rent-a-cat

24/09/12

Recensione: Pietà

Pieta
피에타 Pieta
Kim Ki-duk
Corea del Sud, 2012

Kang-do è uno strozzino che compie il suo mestiere senza porsi scrupoli, mutilando i debitori della società per cui lavora per ottenere il risarcimento dall'assicurazione. La sua vita procede sempre uguale finché una donna non si presenta alla sua porta sostenendo di essere la madre che lo ha abbandonato alla nascita.

Premiato con il Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia, l'ultimo film di Kim Ki-duk è un pugno allo stomaco, il racconto di un'umanità bassa e meschina - rappresentata sia dagli ottusi lavoratori che si indebitano senza pensare alle conseguenze, che dalla crudeltà insensata del protagonista, uomo cresciuto senza principi e senza morale, - un film sporcato dalla violenza e da un sesso brutale e animalesco.
L'apparizione di una figura materna (la straordinaria Jo Min-soo), una Madonna immacolata pronta a tutto pur di essere accettata dal figlio, scombina il mondo lurido in cui Kang-do ha sempre vissuto, insinuando in lui sentimenti umani e un desiderio di affetto represso per anni.

20/06/12

Biografilm: altra Asia

Il mio interesse per l'Asia parte dal Giappone, ma non sono immune al fascino degli altri paesi dell'Estremo Oriente, per quanto li conosca molto meno. Per questo al Biografilm ho scelto di vedere tutti i film in qualche modo legati a quel continente, per produzione o argomento trattato.

Io sono Li
Io sono Li
Io sono Li di Andrea Segre è la storia di Shun Li, immigrata cinese che lavora duramente per pagare il proprio debito e permettere a suo figlio di raggiungerla in Italia. Trasferita da un'azienda tessile di Roma a un bar di Chioggia, scopre affinità inaspettate con Bepi, pescatore e poeta dilettante jugoslavo da trent'anni residente in Laguna.
La fotografia esalta la bellezza dei paesaggi acquatici, i riflessi e la luce liquida dell'alba sul mare, rivelando il fascino di una periferia spesso ignorata dal cinema nostrano, ma non per questo inadatta a ospitare una vicenda malinconica di solitudini che si incontrano. La periferia è però fatta anche di mentalità ristrette e provinciali, di ottusi ignoranti dall'animo leghista pronti a snocciolare i più bassi luoghi comuni pur di finire la giornata spettegolando su qualcuno.
Zhao Tao è una protagonista magnifica, capace di infondere al suo personaggio la giusta miscela di sensibilità e volontà ferrea, legata alle tradizioni del proprio paese e allo stesso tempo curiosa di apprendere quelle della sua nuova casa. Il film di Segre si mantiene in equilibrio tra una delicata emotività e la critica sociale diretta ai razzisti chioggiani come agli sfruttatori cinesi, dipingendo un quadro umanamente realistico dell'incontro tra due culture estremamente diverse, ma non inconciliabili. Voto: 7½

15/05/12

Recensione: A Bittersweet Life

Un giorno di primavera un discepolo guardava alcuni rami che si muovevano al vento. Chiese al suo maestro: "Maestro, sono i rami a muoversi o è il vento?”.
Senza neppure gettare uno sguardo a quello che il suo discepolo stava indicando, il maestro sorrise e disse: “Quello che si muove non sono né i rami né il vento. È il tuo cuore e la tua mente”.

A Bittersweet Life
(Dalkomhan insaeng 달콤한 인생)
Kim Jee-woon
Corea del Sud, 2005

Kim Sun-woo è il manager di un albergo, ma anche il braccio destro del boss Kang il quale, temendo che la sua amante Hee-soo lo tradisca, affida a Sun-woo il compito di sorvegliarla e, se i sospetti fossero fondati, di uccidere lei e il suo amante. La cieca lealtà di Sun-woo per Kang traballa di fronte all'innocenza della giovane e per la prima volta l'uomo trasgredisce a un ordine del suo capo.

L'elegante messa in scena e un impeccabile e fascinoso Lee Byung-hun (il figo, ehm... il cattivo di Il buono il matto il cattivo) sono i pilastri su cui si regge saldamente A Bittersweet Life, ennesima riflessione coreana sul tema della vendetta.
Gli ingredienti ci sono tutti: il boss senza scrupoli, il braccio destro che farebbe qualunque cosa per compiacere il suo capo, una fanciulla dagli occhi grandi per cui perdere la testa e l'immancabile sottotrama di scontri tra bande rivali.

02/04/12

Future Film Festival 2012 #4

the great bear
Film in concorso
The Great Bear, 2011 - Esben Toft Jacobsen
Jonathan va in vacanza come ogni anno dal nonno, che vive in mezzo alle foreste secolari della Danimarca, ma questa volta è costretto a portarsi dietro la sorellina Sophie. Quando la piccola viene rapita da un gigantesco orso, il fratello si avventura sulle sue tracce.
La Danimarca si dimostra all'avanguardia in quanto a tecniche di animazione: CGI realizzata benissimo, sorprendente soprattutto nella resa dei paesaggi e degli animali che li popolano. La storia però è evidentemente nata per un pubblico infantile, e le manca quel guizzo in più per conquistare anche gli adulti. Una favola piena di amore per la natura che probabilmente affascinerà nipotini o fratelli minori. Voto: 6 1/2

19/03/12

Recensione: Il Buono il Matto il Cattivo

In origine c'era la mappa del tesoro, oggetto del desiderio di ogni bandito, cacciatore di taglie, buono brutto matto o cattivo. Il film di Kim Jee-Woon si ispira nel titolo e nelle intenzioni al capolavoro di Sergio Leone, spostando la caccia al tesoro nella Manciuria degli anni Trenta. Una mappa preziosa quanto difficile da decifrare scatena una lotta senza esclusione di colpi tra il buono Park Do-won (Jung Woo-sung), il matto Yoon Tae-goo (Song Kang-ho) e il cattivo Park Chang-yi (Byung-hun Lee), presto seguiti anche dall'esercito giapponese e da una manica di banditi manciuriani, tutti sulle tracce di un tesoro diverso dai soliti, a simboleggiare un epocale cambiamento di prospettiva.

the good the bad the weird
Da sinistra: il buono, il cattivo e il matto

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